Luca Tozzi, tra parquet e lievito madre: il ragazzo che a Livorno ha trovato una seconda casa

Dai campetti di Castelfiorentino alla Serie A2, passando per una carriera che avrebbe potuto prendere tutt’altra direzione. La storia di un ragazzo che ha trovato nella Libertas molto più di una squadra, senza rinunciare ai libri di ingegneria e a un’insospettabile passione per la panificazione.

Un pallone da basket, qualche libro di ingegneria e un lievito madre da tenere in vita. A prima vista sembrerebbero gli ingredienti di tre vite differenti, eppure convivono perfettamente nella quotidianità di Luca Tozzi. Il lungo della Libertas Livorno ha costruito la propria carriera un passo alla volta, attraversando promozioni sfiorate, delusioni difficili da digerire e scelte che avrebbero potuto portarlo lontano dalla pallacanestro. Fino all’arrivo in amaranto, dove ha trovato molto più di una semplice opportunità sportiva.

Una storia che parte dai campetti della Pallacanestro Empoli e prosegue a Castelfiorentino, dove Tozzi completa il proprio percorso giovanile e muove i primi passi tra i senior. È proprio qui che incontra Manrico Vaiani, allenatore livornese recentemente scomparso, figura fondamentale nella sua formazione cestistica e umana.

Un tecnico esigente, capace di portarlo continuamente oltre i propri limiti, al punto da diventare uno dei riferimenti più importanti della sua crescita. Un rapporto rimasto intatto anche negli anni successivi, come testimonia un curioso incontro sugli spalti di una partita a Livorno: dopo tanto tempo senza vedersi, Vaiani lo saluta con un consiglio tecnico sul pick and roll, senza nemmeno concedersi il tempo dei convenevoli. Un episodio che Tozzi ricorda ancora con affetto e riconoscenza.

Da Castelfiorentino il percorso prosegue a San Miniato, dove Luca trova continuità, responsabilità e un gruppo capace di sfiorare un’impresa storica: la promozione in Serie A2, sfumata nella finale playoff contro Cremona. Un traguardo mancato che lascia inevitabilmente qualche rimpianto, ma che rappresenta anche la conferma di quanto il basket sia diventato centrale nella sua vita.

Eppure, paradossalmente, sarà proprio la pallacanestro a metterlo davanti a uno dei bivi più importanti della sua carriera.

L’ultima stagione a San Miniato, conclusa con una retrocessione nell’anno della riforma dei campionati, lascia profonde scorie. Tozzi si interroga sul proprio futuro, arrivando a valutare seriamente la possibilità di ridimensionare l’impegno sportivo per dedicarsi maggiormente agli studi di ingegneria biomedica. Una scelta che avrebbe potuto allontanarlo dal basket di alto livello.

Poi arriva Marco Andreazza.

Una telefonata, un progetto convincente e una decisione presa nel giro di appena due giorni. Tozzi, ormai vicino a un’altra destinazione, sceglie Livorno. A fare il resto è anche il ricordo di un PalaMacchia gremito, osservato da spettatore durante i playoff: un assaggio di quella passione che avrebbe imparato a conoscere molto da vicino.

Da quel momento la sua storia si intreccia con quella della Libertas, accompagnandone il ritorno in Serie A2 e diventando uno dei volti più riconoscibili del gruppo amaranto.

Curiosamente, però, il ricordo più bello dei suoi anni livornesi non è legato a una promozione, a un derby o a una vittoria decisiva. È una semplice amichevole di fine agosto contro l’Olimpia Legnaia, con cinquecento o seicento persone sugli spalti nonostante il caldo estivo. Un’immagine rimasta impressa nella memoria di un ragazzo abituato, fino a quel momento, a palazzetti decisamente meno affollati.

Ma Livorno, per Tozzi, è diventata anche molto altro.

C’è il rapporto speciale con la famiglia Montano, che lo segue in giro per l’Italia con uno striscione ormai diventato un piccolo simbolo del tifo amaranto. Un legame nato quasi casualmente e trasformato in un affetto autentico, tanto che Luca racconta di essere stato praticamente adottato come un nipote.

Ci sono poi le amicizie nate nello spogliatoio e consolidate nella vita quotidiana. Su tutte quella con Greg Allinei e Dorin Buca, compagni di squadra ma anche di casa, insieme al preparatore Simone Palmieri. Una convivenza fatta di risate, difficoltà e sostegno reciproco, diventata un punto di riferimento soprattutto nei momenti più complicati. Un legame che resiste ancora oggi, ben oltre le rispettive esperienze in amaranto.

E se sul parquet Tozzi ha costruito la propria identità attraverso il lavoro, la disciplina e una particolare predilezione per il gioco spalle a canestro, fuori dal campo coltiva interessi decisamente meno convenzionali.

Laureato in ingegneria biomedica, continua a portare avanti il proprio percorso universitario, destreggiandosi tra allenamenti, trasferte ed esami. Una doppia vita non sempre semplice, nella quale qualche libro è finito persino sul pullman della squadra. E a giudicare dalle sue parole, superare Analisi 2 è stato più complicato che conquistare una salvezza ai playout.

Ma la vera passione nascosta di Luca ha un profumo ben preciso: quello del pane appena sfornato.

Tutto nasce durante il Covid, quando un primo esperimento con la pizza si trasforma progressivamente in un’autentica passione per la panificazione. Oggi Tozzi custodisce e rinfresca personalmente il proprio lievito madre, preparando diverse pagnotte ogni settimana e arrivando persino a organizzare i pasti in funzione del pane fatto in casa.

Le polpette al sugo, per esempio, richiedono una scarpetta all’altezza della situazione.

Una passione che potrebbe addirittura trasformarsi in qualcosa di più concreto: tra i sogni nel cassetto c’è quello di aprire un forno insieme all’amico Greg Allinei, magari proprio a Livorno. Un progetto ancora lontano, ma che racconta bene la curiosità di un ragazzo capace di trovare soddisfazione tanto in un movimento in post basso quanto nella perfetta lievitazione di una pagnotta.

Tra le persone che hanno accompagnato il suo percorso livornese, un posto particolare spetta inevitabilmente a Marco Benvenuti.

Del presidente amaranto Tozzi conserva soprattutto il ricordo di un uomo capace di trasmettere serenità nei momenti di maggiore tensione. Durante la delicatissima serie playout contro Vigevano, Benvenuti aveva seguito la squadra in trasferta, condividendo con i giocatori ogni momento della giornata, senza mai lasciar trasparire dubbi sull’esito della stagione.

Ma è soprattutto una cena all’Hotel Palazzo a essere rimasta impressa nella memoria del lungo amaranto. Benvenuti aveva invitato i ragazzi più giovani della squadra per trascorrere una serata insieme, lontano dalle formalità e dalle gerarchie societarie. Racconti, battute, confidenze e un presidente capace di sedersi allo stesso tavolo dei propri giocatori come uno di loro. Un ricordo semplice, ma particolarmente significativo, che Luca custodisce ancora con grande affetto.

Oggi Tozzi continua a essere uno dei punti di riferimento della Libertas, portando con sé gli insegnamenti dei tanti allenatori incontrati lungo il percorso: la fiducia ritrovata con Andreazza, il carattere trasmesso da Di Carlo e l’approccio umano di Diana.

Un ragazzo che ha conosciuto delusioni e ripartenze, che ha rischiato di prendere una strada diversa e che, proprio nel momento di maggiore incertezza, ha trovato a Livorno una nuova dimensione.

Perché forse la storia di Luca Tozzi è soprattutto questa: quella di un giocatore che, inseguendo il proprio posto nel basket, ha finito per trovare anche un posto da chiamare casa.

E chissà che un giorno, terminata la carriera, non lo si possa incontrare dietro al bancone di un forno, intento a spiegare a qualche cliente perché una buona pagnotta, proprio come un buon movimento spalle a canestro, richieda tempo, pazienza e parecchio lavoro.

Per conoscere ancora meglio Luca, tra retroscena di spogliatoio, aneddoti inediti, ricordi e qualche risata, l’intervista integrale è disponibile sul canale YouTube di Dillo a Boncio, nella prima puntata della terza stagione.

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